Dentro l’Ariston: un progetto che trasforma la memoria in spazio

Il Teatro Ariston di Sanremo è un luogo suggestivo, carico di storia e di emozioni, che ha vissuto le infinite vite degli eventi e delle persone che lo hanno animato. Il suo stile è un mosaico di epoche e sensazioni, un mix vibrante ed indefinibile. Quando ci è stato assegnato il compito di progettare le due nuove Aree Bar, abbiamo percepito l’onore e la responsabilità di creare spazi che non solo si integrassero perfettamente all’ambiente esistente, ma che fossero anche capaci di esaltarne l’anima e la storia.

Il nostro viaggio è iniziato proprio a Sanremo, direttamente nel Teatro, con Walter Vacchino – direttore generale e proprietario della struttura; cuore pulsante dell’Ariston, ci ha accolti e guidati in un tour di emozioni. Dai primi racconti ed a contatto con la sua passione, infatti, abbiamo riconosciuto la straordinarietà di un contesto per noi ancora ignoto: ogni angolo, ogni dettaglio, ci stavano parlando del passato e del presente in tutta la loro intensità e ricchezza. Si è reso evidente, già a quel punto, che la vera sfida sarebbe stata riuscire a catturare la visibile magia e tradurla nei nuovi spazi.

Il processo di ideazione in sé è stato poi lungo e significativo, principalmente per via della complessità dell’essenza stessa del luogo. Grazie alla fiducia reciproca creatasi con Walter, sono stati mossi insieme i primi passi e capito sempre meglio come proseguire: nessuno meglio di lui, in effetti, conosce l’anima dell’Ariston ed è in grado di comunicarla.

Proprio il ricordo delle prime conversazioni, delle passeggiate nei corridoi del Teatro e dei molteplici racconti, ci ha ispirati per un progetto che sarebbe diventato un vero e proprio omaggio alla sua storia. Si è deciso perciò di riprendere e reinterpretare alcuni degli elementi più caratteristici, affinché diventassero le linee guida per l’immagine del progetto. Volevamo che questo potesse da un lato raccontare l’evoluzione dell’Ariston e dall’altro guardare verso il suo futuro, costruendo un ponte tra passato e innovazione.

Un elemento di grande impatto visivo è legato alle opere di Marco Lodola, artista che da tempo dialoga con l’immaginario dell’Ariston attraverso le sue installazioni luminose. Tra queste, la figura di Pippo Baudo occupa un posto speciale: un volto immediatamente riconoscibile, profondamente legato alla storia del Teatro e a quella del Festival.

Con Walter abbiamo intuito fin da subito che un’opera di Lodola avrebbe potuto trovare spazio all’interno del progetto. Non come semplice elemento decorativo, ma come presenza capace di mettere in relazione linguaggi differenti: arte contemporanea, spettacolo e architettura. La sua introduzione ha contribuito a rafforzare il carattere degli ambienti, inserendosi con naturalezza in un contesto già ricco di storia e significato.

Dopo aver definito l’impronta artistica, siamo passati alla scelta dei materiali, una fase cruciale e intensa del nostro progetto. Sempre insieme a Walter è stata toccata con mano ogni superficie, valutata ogni texture e discussi i particolari con passione e precisione prima di rendere il tutto definitivo. Per farlo era importante che ci recassimo appositamente in ISA, l’azienda produttrice e responsabile di mettere in pratica le idee, e così la collaborazione si è fatta sempre più interessante ed entusiasta: tutte le decisioni sarebbero state, una dopo l’altra, i passi verso la realizzazione del nostro sogno comune.

Il risultato è un’opera che oggi possiamo ammirare con fierezza. Le nuove aree bar, con i loro dettagli curati e un design pensato per dialogare con il contesto esistente, sono il frutto di un percorso condiviso, costruito passo dopo passo attraverso il confronto, l’ascolto e una visione comune.

Fin dall’inizio il nostro obiettivo non era semplicemente inserire nuovi spazi all’interno del Teatro, ma contribuire a valorizzarne il carattere senza alterarne l’identità. Ogni scelta progettuale è nata da questo equilibrio delicato: rispettare una storia straordinaria e, allo stesso tempo, accompagnarla nel suo continuo processo di evoluzione.

Guardando oggi il progetto completato, ciò che ci rende più orgogliosi non è soltanto il risultato finale, ma il percorso che lo ha reso possibile. Le persone incontrate, le idee condivise, la fiducia costruita nel tempo e la collaborazione con ISA hanno trasformato un incarico professionale in un’esperienza che porteremo eternamente con noi.