Quando abbiamo iniziato a lavorare per la Gelateria Ghignoni, la prima cosa che abbiamo voluto fare è stata andare lì, incontrare Palmiro Bruschi e vedere da vicino il suo lavoro. Per noi, questo, è sempre il passaggio più importante: prima ancora di immaginare uno spazio, bisogna capire chi lo vive, come funziona, quali gesti lo attraversano ogni giorno e dove, nel tempo, si sono accumulate le esigenze da risolvere.
Il primo sopralluogo ci ha permesso di entrare davvero dentro la realtà della gelateria: abbiamo osservato il laboratorio, ascoltato Palmiro mentre ci raccontava con passione il suo mestiere e abbiamo iniziato a leggere con più chiarezza sia le criticità dello spazio, ma soprattutto anche il suo potenziale. È stato un incontro concreto, molto diretto, che ci ha aiutati a impostare il progetto su una conoscenza reale più che su un’idea astratta.
Subito dopo, Palmiro ci ha fatto assaggiare il suo gelato artigianale. Nella sua semplicità, anche questo è stato per noi un momento decisivo. Oltre al piacere dell’assaggio, il prodotto è stato in grado di raccontare da sé molto del suo approccio: attenzione, fantasia, tecnica, ricerca continua. Dietro a ogni gusto ho avvertito una sensibilità precisa, la voglia di sorprendere senza perdere autenticità, di proporre qualcosa di nuovo restando però fedele a una storia che viene da lontano.
Palmiro, infatti, è un gelatiere cresciuto nel mondo del gelato. Lo conosce da sempre, lo studia, lo rilegge, lo spinge in avanti con curiosità e intelligenza. Ci ha colpiti molto il suo modo di parlare del lavoro: non c’era mai il desiderio di fermarsi a una formula già collaudata, ma piuttosto quello di cercare ogni volta un equilibrio diverso, un dettaglio in più, un’idea che potesse far sorridere, incuriosire, quasi sognare chi entra in gelateria. E allo stesso tempo, in tutto questo, non perde mai il legame con le origini. La tradizione non ha mai rappresentato per lui un punto d’arrivo, piuttosto una base solida da cui ripartire.
Con lo stesso atteggiamento è nato il nostro progetto d’interni. Durante i nostri incontri è emerso più volte il riferimento alla Repubblica di Cospaia, che appartiene alla storia di questo territorio ma che, soprattutto, custodisce un’idea molto forte: quella di indipendenza, di libertà, di autonomia costruita attraverso il lavoro e la capacità di scegliere. Non volevamo però trasformare questo riferimento in una citazione esplicita o in un elemento decorativo; ci interessava molto di più lasciarne percepire il senso, senza che diventasse didascalico.

Dal punto di vista progettuale, abbiamo privilegiato scelte essenziali e sincere: materiali autentici, superfici solide, dettagli che potessero restituire una sensazione di concretezza e non di nostalgia. L’idea in generale era quella di costruire uno spazio che esprimesse in modo naturale l’artigianalità, di valorizzare e onorare il lavoro con un ambiente adatto.
La gelateria, in questo senso, non è stata pensata come una semplice vetrina. Abbiamo voluto quindi che il laboratorio si lasciasse intuire, che il cliente potesse percepire la presenza di un processo vero, fatto di attenzione e di gesti ripetuti con cura. Anche la distribuzione degli spazi nasce da qui: dalla volontà di rendere più fluido il lavoro quotidiano, più leggibile il percorso, più immediato il rapporto tra chi produce e chi osserva, sceglie, assaggia.
In questo equilibrio, il contributo di ISA è stato fondamentale. Quando si parla di vetrine, di conservazione, di tecnologia e di freddo, si fa riferimento a strumenti che influenzano in modo diretto il risultato finale, come il prodotto viene presentato e perfino come viene percepito; lavorare insieme è stato essenziale perché ci ha permesso di trasformare esigenze pratiche in soluzioni coerenti, senza perdere di vista la qualità complessiva del progetto.
Ciò di cui siamo più soddisfatti del risultato finale è la sensazione di coerenza che attraversa la gelateria, ancor prima della sua immagine. Tutto sembra appartenere alla stessa idea, alla stessa attenzione e allo stesso modo di intendere il mestiere. Nulla infatti è stato pensato per stupire o per imporsi sull’esperienza del cliente; ogni scelta nasce invece dalla volontà di raccontare, attraverso lo spazio, il carattere di chi lo abita.
Forse è questo l’aspetto che più ci ha convinti di questo percorso: aver progettato qualcosa che parli di Palmiro, del suo lavoro, della sua visione e della sua storia.
